Spinta all’eccellenza operativa:
integrare la sostenibilità significa potenziare la capacità dei processi di traguardare i risultati attesi, arricchendoli e aggiornandoli attraverso la lente della sostenibilità come, ad esempio, con l’introduzione delle clausole di sostenibilità ambientale e sociale nel processo di selezione/gestione dei fornitori o con l’integrazione dei rischi di sostenibilità nel processo di risk management.

(Mc Willliams e Siegel 2011, Heaton 2012, Daneshpour 2015, Witjes, Vermeulen e Cramer 2015, Global Compact Lead 2016).


Pensiero integrato:
l’integrazione è un nuovo modo olistico di pensare l’azienda e di concepire la creazione di valore quale risultato dell’interazione tra capitali tangibili e intangibili nello specifico contesto in cui opera.

(CGMA 2011, EY 2011, IIRC 2013).


Motore d’innovazione:
con integrazione della sostenibilità ci si riferisce a nuove modalità di innovazione dei prodotti, che includono aspetti ambientali e sociali fin dalla loro concezione.

(Edgeman, Jacob Kjær Eskildsen 2012, Klewitz e Hansen 2013, Brook e Pagnagnelli 2014, Erik G. Hansen).


Risposta a un mondo che cambia:
l’integrazione è intesa come la capacità delle aziende di capire e interpretare i cambiamenti sociali, ambientali ed economici in atto, in un percorso di attivazione e anticipazione dei bisogni che può portare a trasformare non solo le pratiche operative.

(Dyllick e Muff 2015), ma anche la finalità stessa – la cosiddetta purpose – del business (Porter 2011, Visser e Kymal 2014, Pogutz 2015).

 
Nuovi modelli di impatto sociale:
si tratta della linea interpretativa più recente. Qui i confini tra sostenibilità e business tradizionale diventano sempre più labili, in concomitanza con l’affermarsi di modelli di business radicalmente nuovi, realmente orientati al bene comune e all’impatto sociale: ne sono un esempio le B Corporations.
(Network for Business Sustainability 2012, Kendall 2015, Kim, Karlesky, Myers e Schifeling 2016).