Essere sostenibili per crescere e ridurre gli squilibri che si sono verificati con la globalizzazione e i rapidi cambiamenti tecnologici. È sempre più rischioso vivere, e fare impresa, in un mondo con profondi cambiamenti climatici e disuguaglianze sociali. Investire in sostenibilità non è quindi solo un fatto culturale, ma ha il suo ritorno sul piano economico: è un driver di sviluppo globale, è un business e attrae finanziamenti.
Una partita in cui il nostro paese può e deve essere protagonista. «Se il mondo va verso la sostenibilità l’Italia non può essere da meno, pena trovarsi spiazzata e perdere terreno anche nella competitività», ha detto il direttore del Csc, Luca Paolazzi, presentando la ricerca. «Il nostro faro – ha sottolineato – è una crescita inclusiva e sostenibile».

Il territorio e le imprese sono proprio due dei tre assi che l’Italia può giocare per vincere la sfida della sostenibilità. Il terzo è il patrimonio culturale, «inteso come paesaggio e deposito di saperi e competenze». Gli imprenditori sono intesi come «attivatori di sviluppo e traghettatori verso il futuro», tanto più che, dice la ricerca, il 70% della spesa privata in ricerca e innovazione in Italia avviene proprio nell’industria manifatturiera. Il territorio è un asso, perché «i distretti industriali sono ancora una grande risorsa, anche se hanno bisogno di aprirsi e reinventarsi», perché «la rigenerazione dei territori, infrastrutture e città, produce occupazione e reddito e i territori periferici, se inclusi nelle strategie di sviluppo, rappresentano un’opportunità».
La fotografia di oggi è che per gli italiani la sostenibilità è soprattutto ambientale (61%), per il 25% è economica e per il 10% sociale. «La sostenibilità è un concetto a 360 gradi, coinvolge tutta la società italiana ed occorre una strategia complessiva del paese», ha spiegato Paolazzi. La globalizzazione e le innovazioni hanno portato squilibri sociali, con crescita dei redditi molto disuguale, timori e ansia nel rapporto uomo-macchina, disuguaglianze nelle competenze. Ma non è solo per questo che bisogna puntare ad una crescita sostenibile. La sostenibilità è appunto un business.

ROVAGNATI QUALITÁ RESPONSABILE

Abbiamo avviato il percorso di sostenibilità di Rovagnati attraverso il progetto Rovaganti Qualità Responsabile.

Partendo dalle storiche radici e dalla tradizionale attenzione alla qualità, è nata Rovagnati Qualità Responsabile: un ambizioso progetto attraverso il quale l’azienda vuole farsi promotrice di uno sviluppo sostenibile, ponendo qualità, persone e ambiente al cuore di ciò che fa da sempre.

E’ attraverso RQR che Rovagnati lavora per rendere la sostenibilità lo standard di settore: innovando per offrire prodotti caratterizzati dalla qualità Rovagnati, buoni e salutari attraverso attività produttive e di filiera ad impatto sociale ed ambientale sempre più ridotto.

Rovagnati Qualità Responsabile (RQR) è un impegno a fare responsabilmente, in modo buono, sano e giusto.

Buono, Sano e Giusto non rappresenta solo i salumi Rovagnati, ma la filosofia con cui l’azienda opera.»

Buono 

Frutto di tradizione e innovazione continua, la qualità Rovagnati nasce dall’attenta selezione delle carni e cresce nella loro sapiente trasformazione, connubio di gusto e genuinità.
Valorizziamo la tradizione salumiera italiana, coniugandola alla continua ricerca ed innovazione tecnologica per appagare il gusto del consumatore.


Sano 

Grazie all’impegno costante in ricerca e innovazione, la qualità Rovagnati è anche sinonimo di sicurezza alimentare e valore nutrizionale.
Lavoriamo al fianco dei nostri allevatori per garantire il rispetto degli standard di qualità e sicurezza lungo tutta la filiera.


Giusto 

L’attenzione Rovagnati abbraccia le persone, gli animali e l’ambiente.
Ci impegniamo attivamente per promuovere la salute ed il benessere dei nostri dipendenti e delle comunità in cui operiamo.
Operiamo lungo tutta la filiera garantendo le buone pratiche dell’allevamento e del benessere animale.
Riduciamo l’inquinamento generato dalla nostra attività, implementando tecnologie per meglio salvaguardare l’ambiente che ci circonda.

Ideato e Realizzato in 3 macro-interventi che sono il cuore della strategia dell’AMP per la tutela delle Egadi e dei suoi fondali.

  1. Dissuasione Anti-Strascico
    Dissuasori posizionati sotto costa, su fondali dove la pesca a
    strascico è vietata in tutta Italia, anche fuori dalle aree marine
    protette
  2. Osservatorio Foca Monaca
    L’Osservatorio è uno spazio di ricerca sulla Foca Monaca. In
    estate diviene anche il centro visite dell’AMP e info point
    aperto al pubblico
  3. Centro Recupero Tartarughe
    Ospitato all’interno del Palazzo Florio, è destinato al
    recupero e al ricovero degli esemplari di Tartaruga Marina
    Caretta Caretta in difficoltà per cattura accidentale da attrezzi
    da pesca, impatti con imbarcazioni o infezioni

RISULTATI

  1. Dissuasione Anti-Strascico
    Eliminazione del fenomeno della pesca a strascico
    illegale sotto costa attorno alle Isole Egadi
  2. Osservatorio Foca Monaca
    Registrato il ritorno della Foca Monaca nelle coste
    siciliane
  3. Centro Recupero Tartarughe
    33 tartarughe marine Caretta Caretta soccorse
    e curate nel corso del 2017
  4. Tutela della Posidonia Oceanica
    È una pianta marina con funzioni ecologiche
    fondamentali: produzione ossigeno e
    assorbimento CO2 2,5 volte rispetto alla foresta
    amazzonica. Nel mare delle Egadi c’è il banco di
    Posidonia più esteso del Mediterraneo