Ultime notizie

  • Pesca a strascico illegale ridotta dell’85% grazie al posizionamento di dissuasori antistrascico, 20 dei quali installati grazie a Rio Mare
  • 21 esemplari di tartarughe marine Caretta caretta salvate a partire da settembre 2015, il 64% delle quali completamente riabilitate
  • Accertato il ritorno della Foca monaca nelle coste siciliane, documentato da una delle 7 foto trappole che Rio Mare ha contribuito ad installare

    Il progetto triennale di Rio Mare ideato da Comart e realizzato insieme all’Area Marina Protetta delle Isole Egadi continua a dare ottimi frutti: se lo scorso anno è stata registrata una riduzione dell’80% della pesca a strascico illegale sotto costa attorno alle Isole Egadi, quest’anno il risultato è ancora più soddisfacente, poiché è stata raggiunta una diminuzione dell’85%. Grazie infatti al posizionamento di dissuasori antistrascico ripopolanti – 20 dei quali installati grazie a Rio Mare – è stato possibile ridurre la pesca illegale che danneggia i fondali, distrugge la prateria di Posidonia oceanica e riduce gravemente la fauna ittica.

Alla riduzione della pesca a strascico illegale si è aggiunto un altro tassello: a partire da settembre 2015, infatti, sono stati salvati 21 esemplari di tartarughe Caretta caretta, di cui il 64% ha raggiunto la completa riabilitazione dopo che queste erano state ferite o si sono trovate in difficoltà a causa di ingestione di plastica o lenze da pesca, interazioni con rifiuti galleggianti o impatti con barche. Non solo, grazie a una delle 7 foto trappole che Rio Mare ha contribuito ad installare nelle grotte delle Isole Egadi è stato anche registrato il ritorno della Foca monaca nelle coste siciliane, evento unico considerata la rarità di questa specie e la scarsità di informazioni sulla sua presenza nei nostri mari.

Sono questi i risultati dell’iniziativa di Rio Mare, una delle prime di questo genere per durata e investimento realizzata da privati in Italia, volta a salvaguardare la biodiversità e a favorire una gestione sostenibile delle risorse naturali delle Isole Egadi attraverso il finanziamento di 3 progetti. Oltre alla tutela della Posidonia oceanica – il “polmone verde” del Mediterraneo che fornisce rifugio e nutrienti a innumerevoli specie, contrasta l’erosione delle coste e combatte i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale – il progetto comprende il sostegno al Centro di Primo Soccorso delle Tartarughe marine a Favignana per il ricovero di esemplari feriti o in difficoltà e che svolge anche la funzione di centro visite, centro di educazione ambientale e laboratorio didattico, importante nell’ottica della sensibilizzazione di turisti, bambini e studenti sul rispetto delle specie marine protette. 4.800 persone hanno visitato il Centro tartarughe nel 2016 e i numeri nel 2017 sono in forte crescita. Inoltre, l’iniziativa fortemente voluta da Rio Mare ha previsto anche la gestione dell’Osservatorio della Foca monaca nel Castello di Punta Troia a Marettimo, uno spazio dedicato allo svolgimento delle ricerche finalizzate allo studio della Foca monaca oltre ad essere, in estate, centro visite e info point aperto al pubblico.

Monachus monachus foca monaca del Mediterraneo, femmina adulta

«Siamo molto orgogliosi dei risultati raggiunti da questa iniziativa – dichiara Luciano Pirovano, Corporate Social Responsibility Director di Rio Mare – Il sostegno all’Area Marina Protetta delle Isole Egadi, la prima iniziativa di questo genere in Italia, rappresenta appieno la sensibilità dell’azienda per la Responsabilità Sociale d’Impresa ed è un esempio tangibile dell’impegno di Rio Mare per la tutela dell’ecosistema marino, dell’ambiente e per la valorizzazione del territorio italiano, poiché mira a preservare uno dei patrimoni naturali più belli del nostro Paese, creando così valore condiviso sia per la comunità locale che per l’Italia. Questo progetto, inoltre, ribadisce i valori fondamentali per Rio Mare per una pesca sostenibile e la salvaguardia delle risorse dei mari quali la lotta alla pesca illegale, il rispetto delle riserve marine e delle aree di ripopolamento. La pesca sostenibile e la tutela dell’ecosistema marino rappresentano, infatti, uno dei pilastri della nostra strategia di sostenibilità “Qualità Responsabile”. Ci auguriamo, quindi, che il successo e gli ottimi risultati ottenuti dall’iniziativa spingano anche altre aziende a sostenere e valorizzare una straordinaria risorsa, quali sono le aree marine protette, per il territorio italiano».
“Il contributo di Rio Mare è stato determinante in questi anni per sostenere i nostri progetti più importanti, in un periodo in cui i finanziamenti statali si sono drammaticamente ridotti – dichiara Stefano Donati, direttore dell’Area Marina Protetta “Isole Egadi” – Si tratta di un partenariato che ha pochi raffronti, e un esempio di come le aziende socialmente e ambientalmente responsabili possono giocare un ruolo importante anche per la salvaguardia dei beni comuni, come sono gli habitat e le specie protette. Grazie a questo supporto, di cui li ringraziamo, abbiamo preservato la Posidonia oceanica dallo strascico, debellato la pesca illegale, salvato tartarughe, sensibilizzato migliaia di persone, e, incredibilmente, accertato il ritorno della foca monaca in Italia, un risultato di conservazione che ha poche analogie in Italia.”

Grazie a dissuasori in acqua su progetto Rio Mare è stato possibile ridurre del 80% la pesca a strascico illegale sotto costa, 14 tartarughe marine Caretta caretta soccorse e curate nel solo 2016, il ritorno della Foca monaca nelle coste siciliane. Sono i risultati del progetto triennale portato avanti nelle Isole Egadi grazie alla collaborazione tra Area Marina Protetta, la riserva marina più grande del Mediterraneo, e Rio Mare.dissuasori-antistrascico-amp-egadi-5“Questa collaborazione – dichiara Stefano Donati, direttore dell’Area Marina Protetta Isole Egadi – è un segnale molto importante di come le iniziative di Corporate Social Responsibility possano supportare le aree protette e i soggetti pubblici nell’assolvimento dei propri compiti istituzionali”.

“In questi tre anni – aggiunge – il sostegno di Rio Mare ci sta consentendo di rafforzare la tutela dell’habitat sommerso più importante, la Posidonia e la conservazione di due specie simbolo del Mediterraneo. E i risultati sono assolutamente eccezionali: da nessun’altra parte in Italia, la pesca illegale si è ridotta in questa misura; così come incommensurabile è il dato del ritorno in Italia della Foca monaca”._tn_1-0-45619287_0wevki-veeas2ghengiseg_posidoniaL’iniziativa, una delle prime di questo genere per durata e investimento realizzata da privati in Italia, punta a salvaguardare la biodiversità e a favorire una gestione sostenibile delle risorse naturali del territorio. In particolare l’intervento di Rio Mare prevede il finanziamento di 3 progetti: la tutela della Posidonia oceanica, la gestione dell’Osservatorio della Foca monaca nel Castello di Punta Troia a Marettimo e il sostegno al Centro di Primo Soccorso delle Tartarughe marine nel Palazzo Florio di Favignana.

Tra le azioni messe in campo, il posizionamento di 20 dissuasori antistrascico ripopolanti, volti a ridurre la pesca illegale che danneggia i fondali, distrugge la prateria di Posidonia oceanica e riduce gravemente la fauna ittica. La posa in acqua dei 20 dissuasori Rio Mare ha permesso di portare avanti il lavoro di protezione delle coste già iniziato dall’Area Marina Protetta nel 2013 con l’obiettivo di incrementare la fauna ittica e tutelare la Posidonia Oceanica, il “polmone verde” del Mediterraneo che, oltre a fornire rifugio e nutrienti a innumerevoli specie, contrasta l’erosione delle coste, combatte i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale.

Nel corso del prossimo anno è prevista la posa di altri 20 dissuasori con l’obiettivo di completare la protezione dell’Area Marina Protetta.

Il progetto triennale prevede anche il supporto alla gestione dell’Osservatorio della Foca monaca nel Castello di Punta Troia a Marettimo, per monitorare la presenza nell’arcipelago di questa specie, la più protetta e vulnerabile del Mediterraneo. Lo scorso inverno un esemplare subadulto della Foca è stato avvistato e documentato da una delle sette foto trappole che Rio Mare ha contribuito ad installare nelle grotte delle Isole Egadi.

Il ritorno della Foca monaca in Italia è un evento unico: l’avvistamento invernale è infatti il segno di una presenza stanziale e la documentazione di questa specie nell’arcipelago siciliano gioca un ruolo strategico per la sua valenza conservazionistica, considerata la sua rarità e la scarsità di informazioni sulla sua presenza nei nostri mari.f9a85971b9b68ba8e85e243f623d4401Anche il terzo progetto, il sostegno al Centro di Primo Soccorso delle Tartarughe marine, situato nel Palazzo Florio di Favignana, ha dato i suoi frutti. Solo quest’anno sono state soccorse e ricoverate 14 tartarughe Caretta caretta che erano state ferite o si sono trovate in difficoltà a causa di ingestione di plastica o lenze da pesca, interazioni con rifiuti galleggianti o impatti con barche. La struttura di recupero svolge anche un’importante funzione di centro visite, centro di educazione ambientale e laboratorio didattico: nei primi nove mesi del 2016 il centro ha accolto oltre 2.000 visitatori.

Mettere insieme gli interessi delle aziende, dei pescatori e dei turisti per proteggere il mare: è il cuore del progetto presentato da Filippo Sciacca,dell’agenzia di comunicazione Comart, che mira a creare un’area di tutela delle acque tra Taormina a Sant’Alessio Siculo, in provincia di Messina. Con uno strumento chiave: la pesca tradizionale.

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Il progetto

Sono tre gli obiettivi del progetto, che punta ad accedere alle risorse del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (Feamp): recuperare le arti e le tradizioni marinare, istituire dei compiti di tutela da parte degli stessi pescatori, incentivare il turismo sostenibile.

Un’iniziativa nata dal basso, che coinvolge la comunità di pescatori di Letojanni e può diventare un modello di sviluppo sostenibile applicabile anche altrove. Forte dell’iniziava già avviata alle Isole Egadi con la collaborazione di Riomare, che ha permesso di istituire un’area protetta nelle acque dell’arcipelago, la comunità di Letojanni vedrà l’installazione di fattorie marine (sorta di allevamenti in mare aperto dove i pesci possono riprodursi) a 40 metri di profondità, nello specchio di mare tra le contrade San Filippo (Letojanni) e Fondaco Parrino (Forza d’Agrò): il progetto è già stato inserito dal Comune di Letojanni nel Programma triennale delle Opere pubbliche.

Il marketing socio territoriale

Come spiega l’imprenditore,Filippo Sciacca: “Abbiamo sviluppato un modello, quello del marketing socio territoriale, in cui chiediamo alle aziende di investire nei territori in cui i loro consumatori vivono, attraverso alcune buone pratiche: incentivare la tutela del mare e delle specie animali, creare di orti urbani e polmoni verdi”. Per l’azienda questo significa lavorare sulla brand reputation, cosa diventata fondamentale al giorno d’oggi: con i consumatori sempre più consapevoli dell’impatto delle attività umane sull’ambiente, è importante accreditarsi come marchio che protegge le risorse del territorio.

Ma questi progetti devono essere di utilità rilevante per il territorio, pena il rischio che diventino pure operazioni di green washing.ll punto di contatto è proprio questo: le aziende devono poter mettere in mostra il proprio vantaggio competitivo, aumentare la visibilità del brand con progetti che colgano l’essenza del marchio e i valori a esso legati. Noi non vogliamo benefattori: quelle esperienze sono one shot. Noi vogliamo costruire un modello che permetta ad aziende e comunità di appropriarsi delle buone pratiche di tutela e valorizzazione del territorio e per fare questo ci vuole un disegno a lungo termine”.

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Le fattorie marine e la pesca a strascico

Sono gli stessi pescatori a essersi riuniti con enti e aziende locali, per darsi una sorta di codice deontologico con norme sulle tecniche di pesca non invasive, i periodi giusti per attuarle, quelli in cui ci si deve fermare per il fermo biologico e così via. Anziché chiedere l’istituzione di un’area marina, un procedimento lento e costoso, la creazione di una rete territoriale che metta insieme gli interessi di tutti i soggetti, è sembrata la migliore opzione. “Istituire un’area marina protetta non è cosa facile: l’Italia è un paese eccessivamente burocratizzato e spesso, dopo aver messo il vincolo, la protezione rimane lettera morta” ha spiegato la biologa marina Daniela Lo Presti, che si occupa delle acque siciliane da anni. “La pesca a strascico, ad esempio, deturpa i fondali e riduce notevolmente il numero dei pesci nel mare: malgrado le operazioni di controllo e dissuasione è ancora uno dei problemi principali”.

Ai confini delle fattorie marine saranno posizionati dei dissuasori: dei plinti in cemento armato “sea-friendly” che saranno ripopolati da pesci e piante in maniera veloce, grazie al fatto che hanno lo stesso pH dell’acqua del mare. Hanno la forma di una piramide e culminano con dei ferri ad uncino, per “incagliare” le reti a strascico. Posizionati sotto costa contribuiranno notevolmente al ripopolamento delle acque: in tre anni”, ha spiegato Sciacca, “prevediamo il raddoppio della popolazione ittica”.

Il ruolo della pesca tradizionale e del turismo esperienziale

Cosa c’entra in tutto ciò il turismo? C’entra perché spesso, in Sicilia, questa parola è stata sinonimo di approdi di massa, sfruttamento e deturpazione delle coste, di abuso del territorio: ma i trend sono cambiati e c’è molta più attenzione, inoltre oggi i turisti non vanno più in vacanza solo per riposare su una spiaggia assolata. È l’era del turismo esperienziale, in cui il viaggiatore vuole conoscere un posto per quello che è davvero, immergendosi nella realtà locale e praticando attività che gli permettano di scoprire le risorse del territorio e le attività ad esso legate. Ed è qui che interviene la “pescaturismo”, un tendenza molto seguita soprattutto dai paesi del Nord Europa.

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La terza fase, ha spiegato Sciacca, sarà quella di stimolare, attraverso l’associazione dei pescatori e dei lobbisti che si chiama Cammaria (mare calmo), un mercato per il turismo ittico. Sappiamo che ci sono tante persone che ogni anno si spostano per fare pesca turistica: ogni pescatore può quindi portare i turisti a pescare, insegnargli le buone pratiche e il valoredelle risorse ittiche per il suo territorio, cucinando i prodotti del mare direttamente sulla barca”. In questo modo si aumenta il valore monetario delle attività: tutto il ricavato del progetto deve rimane sul territorio. “Si crea una microeconomia, un circolo virtuoso in cui gli interessi economici, anziché distruggere, concorrono a proteggere il mare”.

Se spesso sono stati gli stessi pescatori a opporsi ai vincoli di tutela per paura di conseguenze economiche, il modello dell’associazione che favorisca il turismo ittico può essere uno strumento di mediazione.La cosa fondamentale” ha spiegato la biologa Lo Presti “è fare uno studio scientifico dell’area, cosa che spesso viene affidata a enti privati e risulta carente. Questo permetterebbe di spostare le attività più inquinanti in determinati punti, dal momento che è impensabile escluderle dall’economia locale e nazionale, mentre le aree più preziose sarebbero sottoposte a vincoli e norme più specifiche, magari concordati con la comunità di riferimento”.

L’importanza della ricerca e della formazione

Altro elemento fondamentale è l’informazione e la cultura del settore ittico, non solo dal punto di vista commerciale ma anche gastronomico.Spesso sono gli stessi clienti che chiedono ai ristoratori del pesce che in un determinato periodo dell’anno sarebbe vietato e alcuni ristoratori, in maniera illegale, riescono a metterlo in tavola” ha aggiunto Lo Presti. “Ci vorrebbe un piano di formazione culturale per i ristoratori e tutti gli addetti ai lavori e poi controlli più serrati”.

Il modello ideale è quello della creazione di piccole aree marine protette, più gestibili e strutturate in accordo con gli interessi specifici delle comunità. La speranza” ha concluso la biologa “è che i fondi vengano utilizzati in maniera efficace, impiegandoli nella ricerca e spendendoli per professionalità che diano un quadro approfondito delle attività ittiche delle varie zone e della relazione che c’è fra queste e il tessuto sociale”. Per permettere uno sviluppo delle aree più preziose del nostro territorio che non sia sostenibile solo dal punto di vista ambientale ed economico, ma che lo sia soprattutto dal punto di vista sociale.

a cura di Francesca Fiore – Gambero Rosso

http://www.gamberorosso.it/it/food/1025404-turismo-pesca-e-tutela-dei-mari-il-progetto-dell-area-protetta-fra-taormina-e-sant-alessio

La Creazione di un’ Area riservata alla pesca tradizionale nella Baia di Taormina,  nata per favorire il ripopolamento della fauna marina e avviare allo stesso tempo iniziative di tipo turistico è il progetto lanciato da Filippo Sciacca, fondatore di Comart, che ha come obiettivo la tutela della baia di Taormina. Il Progetto si avvarrà delle risorse del Fondo europeo per gli Affari marittimi e la Pesca (Feamp).

Baia Taormina

Baia Taormina

Il progetto ha come missione principale la salvaguardia e tutela dei fondali marini, attraverso la creazione di un’area marina protetta destinata alla pesca tradizionale ma al contempo favorisce  nuove forme di sviluppo dell’economia locale, puntando su tre obiettivi principali:

  • la sostenibilità ambientale
  • il recupero delle arti e tradizioni marinare
  • Il turismo sostenibile

L’iniziativa prevede tra l’altro la creazione di fattorie marine subacquee alla profondità di 30/40 metri nello specchio di mare della Baia di Taormina. Il comune capofila del progetto è  Letojanni, che lo ha già inserito nel Programma triennale delle Opere pubbliche.

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Fondamentale è il coinvolgimento dei pescatori del territorio, e a tal proposito è nata l’associazione Cammaria  creata da pescatori professionisti e hobbysti.

Cammaria significa la calma e si riferisce al fenomeno che il vento di scirocco crea  nelle  giornate estive crea quando si unisce ad   afa ed umidità  e crea un’ambientazione inverosimile in cui tutto sembra fermo, silenzioso e rarefatto.

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Grazie all’esperienza di fattorie marine già realizzate in Liguria, Lazio , Calabria, Marche e Abruzzo,  in 3 anni,  si prevede  il raddoppio della popolazione ittica e di conseguenza un aumento del pescato e di turismo.

Da ricerche di mercato internazionali, emerge infatti che il turismo esperienziale della pesca si sta sempre pià diffondendo,  soprattutto  per il turismo proveniente dal Nord Europa.

“Un progetto  in cui vince il mare e vincono i pescatori”, ecco come lo definisce Filippo Sciacca.  Comart ha già sperimentato in passato iniziative analoghe. L‘azienda negli anni scorsi ha reso possibile  la partnership tra Bolton Alimentari e l’Area Marina Protetta delle Isole Egadi, per la tutela dell’ecosistema marino dell’arcipelago delle Egadi.